Grani tradizionali, patrimonio di biodiversità colturale per le aree interne e le nuove artigianalità.
Abbiamo seguito all’Università Statale di Milano una giornata della rete Slow Grains Lombardia di Slow Food verso il salone Terra Madre di settembre a Torino.
Dalle radici nella fertile Mesopotamia, alle prese con la sterilità delle zone bombardate, all’Oltrepo Pavese, passando per le Prealpi Orobiche dell’Alta Valseriana e la pianura irrigua dell’Alto Milanese.
Dai miscugli di grani coltivati a spaglio sulle colline disabitate, alla riscoperta del Mais delle Fiorine in collaborazione con l’Università, passando per la valorizzazione di quelle pigmentati.
Il tutto ricordando l’alto valore nutritivo dei cereali, e l’importanza degli artigiani panificatori.
La esternalità ambientali positive dei beni agro silvo pastorali nell’Abc dei Domini Collettivi a cura della professoressa Marta Villa dell’Università di Trento. I vantaggi per i territori, vicini e anche lontani, della gestione in funzione delle generazioni future del patrimonio delle comunità locali.
Un brano delle Terre del Sacramento di Francesco Jovine sull’esproprio dei terreni coltivati un secolo fa dai contadini che cercavano di emanciparsi, nella rubrica Paesaggi nella letteratura, a cura del docente di lettere Luigi Carosso.
La speculazione finanziaria ulteriore ripercussione sugli approvvigionamenti agroalimentari per la guerra Stati Uniti-Israele contro Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz, nella Multinazionali del cibo, queste sconosciute di Andrea Di Stefano.
Nelle Storie Agroalimentari Paolo Ambrosoni recensisce de I Deportati di Rethmar di Roberto Fiorentini. La storia dei braccianti cremonesi deportati ai lavori forzati agricoli nella Germania nazista durante il fascismo. A cura di Fabio Fimiani.