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Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d’Iseo, nel bresciano.
Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L’esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d’assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo.
Mario Bozzoli era scomparso l’8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell’azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L’autopsia stabilì che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un’esca per animali selvatici.
Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Più di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l’uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici.
L’obiettivo finale dell’esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all’interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che sì, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire.
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