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Dalla Italy Survey 2026 dell’OCSE emerge un quadro nel complesso positivo per l’economia italiana, ma con un richiamo chiaro a proseguire con le riforme e consolidare i conti pubblici. Lo studio, coordinato da Stefano Scarpetta, evidenzia la tenuta del Pil e la capacità di assorbire shock come pandemia e crisi energetica, con una crescita allo 0,9% nel 2023 e un rallentamento fino allo 0,4% atteso nel 2026. Migliora la gestione della finanza pubblica, con ritorno all’avanzo primario e riduzione degli spread, ma resta elevato il peso della spesa previdenziale, pari al 35% della spesa pubblica. Sul lungo periodo pesano il declino demografico e la stagnazione della produttività, mentre tra i segnali positivi c’è il calo dei Neet. L’Ocse raccomanda di rafforzare produttività, capitale umano e innovazione, aumentando anche la partecipazione al lavoro di giovani e donne. Il commento è di Stefano Scarpetta, capo economista dell'Ocse.
L'ira di Meloni contro il superbonus e l'Istat
Il dato sul deficit al 3,1% diffuso da Eurostat frena l’obiettivo del Governo di scendere sotto il 3% e provoca la dura reazione di Giorgia Meloni. La premier attribuisce la responsabilità all’esborso legato al superbonus, definito una misura “sciagurata” del Governo Governo Conte II, accusato di aver ridotto i margini di spesa per sanità, scuola e redditi. Nel mirino finisce anche l’Istat, accusato di sottostimare il Pil nelle prime stime, poi riviste al rialzo negli anni successivi. Secondo Meloni, sarebbero bastati 20 miliardi di Pil in più per centrare il 3%, pari allo 0,9%, una differenza in linea con le revisioni storiche analizzate anche dall’Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli. Intanto il ministro Giancarlo Giorgetti segnala un quadro in peggioramento con elementi stagflattivi, crescita rivista al ribasso e inflazione al rialzo, mentre il confronto politico resta acceso anche con le critiche del M5S e il dibattito tra istituzioni e Governo. Ne parliamo con Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile).
Sondaggio Eumetra: 6 italiani su 10 temono di non trovare più benzina
Le tensioni geopolitiche internazionali e le guerre in corso in Medio Oriente tornano a pesare sui mercati energetici globali e riaccendono i timori anche in Italia, dove cresce la percezione di una possibile crisi energetica prolungata con effetti diretti sul costo della vita. È in questo contesto che si inserisce il sondaggio di Eurometra, che fotografa un Paese consapevole ma anche preoccupato. Il timore più diffuso riguarda i rincari dei beni alimentari, indicati dall 84% degli intervistati, con un picco nel Nord-Est, seguito dagli aumenti delle bollette di luce e gas (83%) e dal forte incremento del prezzo del carburante (80%). Più di sei italiani su dieci temono inoltre difficoltà nel reperire carburante alle pompe, una preoccupazione particolarmente sentita tra le donne. Sullo sfondo emergono anche scenari legati a possibili misure di contenimento dei consumi, come limitazioni all uso dell aria condizionata, targhe alterne o restrizioni ai viaggi aerei, timori più marcati nel Sud e nelle Isole. Allo stesso tempo, però, gli italiani mostrano una diffusa disponibilità ad adattare i propri comportamenti: la riduzione dell uso dell auto è la misura più citata,seguita dalla rinuncia a prenotare voli, dalla limitazione del climatizzatore e dalla scelta di mete estive più vicine, raggiungibili in auto o treno. Non manca l apertura verso il lavoro da remoto su base volontaria, soprattutto tra i più giovani, mentre una parte degli intervistati valuta anche azioni come fare scorte di beni alimentari,limitare l uso degli elettrodomestici o investire in fonti di energia alternativa domestica. Resta comunque una quota minoritaria che non prevede cambiamenti. Ne parliamo con Matteo Lucchi CEO di Eumetra.
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