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One podcast.
E' un primato poco invidiabile e soprattutto unico.
Nessuna grande nazionale, campione del mondo,
in Italia lo è stata ben 4 volte e mai rimasta fuori
dei mondiali così spesso successo nel 2017,
riminata agli spareggi dalla svezie, successo di nuovo
nel 2022, è sconfitta dalla Macedonia del Nord
e ancora parte di sera, un'altra eliminazione.
Devo dire difficile da accettare contro la Bosnia.
L'Italia quindi non parteciperà ai mondiali che inizieranno
lundici giugno tra Stati Uniti Canada e Messico.
Eppure la partita contro la Bosnia era anche cominciata bene
vantaggio azzurro, gol di Moisken,
poi la svolta, l'espulsione di Alessandro Bastoni
per un fallo come si dice da ultimo uomo.
Da rinavanti la squadra si è chiusa,
ha resistito un vero proprio a sedio,
come hanno ripetuto più volte tra l'altro dei telecronisti.
Il pareggio poi arriva a 79 esimo minuto,
poi suplementari, fine rigori e li hanno prevazzo
di Bosnia.
Si può discutere e lo si fa in effetti
degli errori, delle scelte, delle occasioni sprecate
e un esercizio legittimo,
ma il punto è un altro ed è più profondo.
Il calcio italiano non da oggi sta attraverzando
una crisi profonda,
ma perché?
Io sono Marco Maizano e ogni giorno,
assieme a chi ne sapi di me,
provo a ripartire delle basi
per rispondere alla domanda più semplice del mondo.
Ma perché?
C'è un nome che in questi ore torna continuamente
tra giornali e commenti Gabriele Gravina,
Presidente della Federazione italiana,
gioco calcio. Gravina,
evidentemente non allena, non va in campo,
ma guida l'intero sistema,
da Presidente prende decisioni strategiche,
istituzionali,
cordina i rapporti tra federazione,
lege, club, organisme internazionali,
a un ruolo centrale nella scelta
del commissario tecnico della nazionale
e nelle politiche di sviluppo a partire
dai settori Jovanili.
Representa inoltre l'Italia,
nelle sedie europei internazionali,
come UEFA e FIFA.
Insintesi, Gravina dirige
tutta la baracca,
la FICC sotto la sua guida
fa funzionare l'intero sistema calcio,
almeno in Italia.
Dopo le nesime
eliminazioni a mondiali,
Gravina è stato chiamato a rispondere
anche su un altro punto,
perché in Italia,
altri sport stanno crescendo,
stanno facendo molto bene,
mentre il calcio sembra in difficoltà da tempo.
La sua risposta ha fatto discutere
da quella che ha dato subito dopo
la sconfitta della nazionale italiana,
ha detto che il confronto
con gli altri sport non è corretto,
perché calcio uno sport professionistico,
mentre gli altri sarebbero in grapparte
di lettantistici,
e aggiunto che molti atleti italiani
sono pagati dallo stato attraverso
di inquadramento nelle forze armate
o nella polizia.
Una firmazione sulle imparte corretta,
perché i realtà
ci sono sporto,
per esempio, come il tennis,
sulla pallabolo,
sport che in Italia va molto bene,
che funzionano con modelli diversi
e di certo non dipendono da quel sistema,
cioè tenniste,
palavolisti non sono incorporati,
diciamo così,
dentro le forze armate o nella polizia.
Le sue parole,
infatti, non è ritato molti,
anche perché arrivano in un momento dedicato,
forse si poteva disparmere certe affermazioni,
e si aggiungono
alle incertezze sul suo futuro,
perché molti chiedono le dimissioni,
ma lui ha detto che se mai
le dimensioni verranno valutate
nei prossimi giorni.
Ora, addirà delle polemiche,
però resta un dato
difficilmente contestabile,
addirà delle polemiche,
al di lanche della singola partita.
Il calcio italiano sta
traversando un'acrisi
che non nasce oggi.
Ma perché?
A rispondere a la domanda di oggi
è Marco Cataneo,
giornalista sportivo.
Questa è la risposta che mi ha mandato.
Il calcio italiano,
per me, non è più quell'edino a volta
per una serie di motivi.
Il primo è proprio
perché continuiamo a pensare
a parlare del calcio di una volta.
Di quando non solo andavamo
il mondiale,
ma consideravamo un flop
non arrivare tra le prime quattro.
Quando non so campionato,
al migliore di tutti,
quando dovevamo scegliere
se schierare baggio del piero,
per non sovare addirittura
a rivero a matzola.
E così ci siamo specchiati
per anni nelle nostre coppe
sistemate in baccheica.
Redevamo di Norvegiesi,
che mi caggio che erano a calcio
meglio di noi
e tutte le nazionali del mondo,
che nel frattempo,
mentre noi perdevamo tempo,
studiavano,
se giornavano,
prendevano professionisti
dall'estero,
crescevano esattamente
come siamo cresciutino
ai negli sport,
in cui non arrivamo
competitivi, no?
E invece, ora abbiamo sinne,
rantonelli,
l'abbrignone,
l'agoggia,
le nazionali di palla volo,
ma che il reggae,
il baseball, eccetera eccetera.
E paradossalmente
il miglior momento di sempre
nella storia del nostro sport,
e il peggiore di sempre
una storia di sport
che abbiamo sempre
considerato il più importante,
bu,
magari chi sa, un giorno no.
Il nostro calcio non è più
quella di una volta
perché oggi facciamo gli stessi
discorsi che facevamo
quattro anni fa esatti,
che poi sono gli stessi di
8 anni fa,
che erano gli stessi
di quando a Mondiali
ci andavamo e non superavamo
la fasa gironi,
12 e 16 anni fa.
Partivano sempre
dei nostri setori jovanili
da chi deve cresceri
ragazzi e magari
è sottopagato,
dedica a qualche ora al giorno
dopo il lavoro,
gli allenamenti,
pensa risultato,
perché è l'unico modo per crescere
trasformare una passione
in un lavoro.
Quindi dimentica la pianificazione,
perché l'obiettivo è quello
del giorno dopo e non di
cinque anni dopo,
come adesso ci conferma
la mancazza di
progettualità
della nostra federazione
che è stata
disastrosa nella gestione
di ultimi anni.
Non è più quello di una
volta perché non generiamo
più talento,
o meglio lo disperdiamo,
perché conviene
comprare da fuori anche
a livello jovanile,
perché un tempo la tecnica
veniva prima della
fisicità,
e ora invece rinverso,
è meno male che
non sei ragazzi,
iniziano a capire che possono
formarsi anche fuori
da questo sistema.
Allora vanno al Borussia,
Laia,
Pesibassia,
Lestero,
dove sei giovane a 16 anni
e non a 22.
In nostro calcio,
non è più quello
di una volta anche
per colpa nostra,
che lo espereiamo
senza equilibrio,
che ci concentriamo
sugli arbitri, sempre.
Non sappiamo vedere
quanto indietro siamo
calcisticamente rispetto
le altre, che sono
tutte piene di esterni
ad esempio che salto
non l'uomo,
mentre noi chiediamo
loro di non farsi
saltare dagli altri.
E colpa anche
della cultura sportiva,
ora ci mostra,
come si discuta,
se si accolpa meno,
colpa del blocco inter,
che si divide su
qualsiasi cosa,
ognuno pensa
a proporticello,
quando si perde sempre
il gore, il calendario,
l'alibi,
qualsiasi giustificazione
e por di non crescere.
In nostro calcio,
non è più quello di una volta
perché manclano dirigenti
che conoscono il gioco,
chiamino il pallone
più del palazzo.
L'ultima grande scelta,
l'ultima grande momento,
è stato l'Europro del 2021,
un cittiro Bertomancini,
era stato scelto da nomo
di calcio,
di campo,
non di palazzo,
cioè il commissario
è l'ora della FigiC,
all'essandro costa curta
a detto billi.
I prossimi,
a dirigere,
il nostro movimento
non dovranno pensare
come qualificarci
all'Europro tra due anni,
ma dovranno pensare
a come vedere i frutti del lavoro
tra dieci,
i 12 anni,
come direi,
sono fatto le altre grandi
d'Europa,
penso alla Francia,
degli anni 90,
la Germania,
il squadro che hanno vissuto
fallimenti sportivi seri,
magari non come il nostro,
ma comunque seri.
Noi siamo in riterdissimo,
ma tutto sommato si può fare,
basta solo volerlo.
Grazie a Marco Cataneo,
unico dato positivo,
veramente facendo fatica trovarlo,
e che forse in un momento
del genere è possibile pensare
come ripartire chi sa,
effettivamente,
da una profonda crisi,
può nascere qualcosa di buono,
e di sicuro una crisi del genere
e il calcio italiano
non l'aveva mai vissuto
almeno simbolicamente,
insomma,
per tre volte di fila,
non fare mondiale o un qualcosa
che non era, evidentemente,
ma è caduto per cui forse,
ci sarà questa volta
la forza di ripartire,
di ripartire sul serio,
come dice a Marco Cataneo,
ma è tutto dal calcio,
da persone che conoscono questo sport,
e non sempre per usare le parole di Cataneo,
uomini di palazzo,
come invece,
forse si è fatto fino ad oggi,
anche perché poi i risultati arrivano
e sono,
come questo caso negativi,
e poi c'è l'altro dato,
ma questo è veramente,
un aspetto più culturale,
ragionare a lungo termine,
in Italia si fa molta fatica
ragionare a lungo termine,
non soltanto nello sport,
almeno questo caso non soltanto nel calcio,
però forse quello che ci vorrebbe provare a pensare
e a ripensare tutto quanto un sistema
per vedere i primi frutti non dopo un anno,
due anni, appunto,
senza pensare ai europei o ai prossimi mondiali,
ma pensando in grande,
quindi, appunto,
a lungo termine,
la dove potrebbero arrivare,
appunto,
i risultati migliori,
avendo investito bene prima, ovviamente.
Io vi ringrazio
per essere rimasti con me anche oggi,
come sempre,
perché è un podcast scritto da me,
Marco Maisano,
riprese e montaggio giullorondolotti,
musici originali,
Matteo Cassi,
supervisione tecnica,
Gabriele Rosi,
responsabile di produzione,
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